Apocryphal

Recensione a cura di Daniele Blandino

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4/30/2022 0 min read

Apocryphal nasce come nel 2013 da Fabio Poltronieri (chitarra) e Gianmarco Bassi (voce). Nel 2014, Diego Gini (batteria) e Matteo Baroni (basso) completano la formazione così gli Apocrifo iniziano la loro attività come live band. Nell'agosto 2015 pubblicano il loro primo EP "Enemy of Mankind". Infine, nel 2018, il primo LP "When There Is No Light" è disponibile per Earthquake Terror Noise e Punishment18 Records.Gli Apocryphal raccontano storie, sentimenti e pensieri su chi ha vissuto nell'ombra dei racconti della Sacra Bibbia, e chi è statonegato e chi ha fatto la parte del perdente nella tradizione cristiana. La nostra musica riflette la semplicità di queste storie apocrife, ma anche tutta la loro energia e potenza evocativa.Mediocre album di debutto un black metal malinconico senza mordente, il sound che la band propone è basilare non aggiunge nulla al genere, anzi, toglie. L’album è composto da 9 tracce e la durata è di 43 minuti e 31 secondi, l’artwork dell’album non rivela nulla di particolare. La lineup è composta da: Diego Gini (Batteria), Fabio Poltronieri (Chitarra) e Gianmarco Bassi (Voce e Basso).L’album si apre con “We Raise the Sword of Uriah”: Opening a mio fgiudizio mediocre, con una durata di oltre 8 minuti ci si aspetterebbe una musica trascinante o, perlomeno, che introduca un discorso musicale concreto capace di indirizzare l’ascoltatore verso una meta ben precisa; purtroppo questo non avviene, anzi, disorienta, la confusione è totale; la tonalità del cantante è pessima e non appropriata, anche il ritmo melanconico imposto dal batterista è poco apprezzabile. Se questo è il loro biglietto da visita…. C’è solo da sperare che il resto del lavoro sia migliore.Il secondo brano: “Trust No God” è leggermente più veloce del primo, ma si denotano gli stessi difetti e le stesse lacune: la mancanza di fantasia e personalità, un black metal francamente puerile ed eseguito in modo approssimato con una voce che, personalmente, non ho apprezzato. Purtroppo le previsioni non promettono nulla di buono! La terza traccia: “Tales I” è una traccia breve, strumentale di passaggio che dovrebbe introdurre il brano successivo. La Quarta Traccia: “Weak and Miserables” è senza dubbio la peggiore dell’intero lavoro, un insieme di suoni e rumori non ben identificato, un’accozzaglia di note buttate a casaccio senza un inizio ed una fine ed inoltre, sulla base di quanto sentito, a mio giudizio la durata è eccessiva. La quinta Traccia: “Into the S.E.A. (Supreme Evil Ascetism)” inizia in stile epico (?), anche qui si denota la mancanza di senso musicale, gli accordi, le note e la voce sono tutto tranne armonia, comincia a serpeggiare l’idea di una assoluta mancanza della pur minima cultura musicale. La sesta traccia: “Tales II” è la seconda traccia strumentale che dovrebbe essere sia di passaggio e sia di unione per portare l’ascoltatore alla settima traccia, ma anche questa, come tutte le precedenti e, purtroppo, anche le future, non ha un filo logico, sembra un insieme di note buttate a casaccio per riempire uno spazio vuoto.Sulla Settima Traccia: “Blood Calls” c’è poco da aggiungere, non trovo aggettivi adatti a descrivere anche questa traccia che non mi ha lasciato niente di particolare.Con molta sofferenza si arriva all’ottava traccia: “Fire Rain”, ultimo brano cantato che non riesce ancora una volta a convincermi.Finalmente si arriva alla nona ed ultima traccia: “Tales III”, terzo ed ultimo brano strumentale, stranamente eseguita in maniera decisamente più convincente, ma allora effettivamente ci sarebbe della sostanza! Mi chiedo cosa stessero cercando di fare con i brani precedenti. Il mio giudizio su questo lavoro è negativo; mi auguro ed auguro alla band che nel prossimo lavoro ci sia una migliore gestione delle loro capacità e che nel frattempo i nuovi brani acquisiscano una struttura musicale più solida. Album da consigliare solo per motivi di studio e per avere conoscenza della band.

Recensione a cura di Daniele Blandino

20/100